Arona divertimentificio

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mercoledì 26 aprile 2017
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino

Un recente articolo sul Sole 24 Ore del 23 c.m. in merito al declino dei centri storici italiani dal titolo “Un patrimonio che finisce in pizza” (Vittorio Emiliani) mi ha sollecitato alcune considerazioni che desidero partecipare. In tale scritto si evidenzia che l’Italia è probabilmente il Paese con più centri storici (oltre 20000) in Europa. Inoltre vi si afferma che in essi, negli ultimi anni pur salvaguardando il patrimonio artistico, sono venute meno le originarie funzioni di convivenza sociale e comunitaria a favore di interessi commerciali e turistici. L’autore articola le ragioni di tale graduale degrado e involgarimento.

Le scopre in un inesorabile processo che penalizza un turismo di fascia medio-alta, più colto e consapevole, a favore di ceti a maggior vocazione al consumo di breve durata. Le pedonalizzazioni di queste aree così tanto auspicate, per poter “respirare”, stanno rischiando di diventare una minaccia, in quanto al posto di locali come quelli di antiquari, librai, artigiani etc. non più in grado di sostenere affitti sempre più onerosi nascono prevalentemente esercizi per il consumo di cibo quali pizzerie, friggitorie, gelaterie, bar, anche con gazebi e dehors sempre più invadenti e rumorosi.

Tutto ciò mi ricorda assai la cittadina nella quale abito da quasi vent’anni, Arona. Come effetto si ha infatti una riduzione sensibile di residenti (la nostra città ne perde costantemente ogni anno con analogo fenomeno registrato in proporzioni maggiori e con le necessarie proporzioni a Venezia che ha soltanto 50000 abitanti dai 130000 di pochi anni fa). Di ciò i nostri amministratori non se ne preoccupano, anzi si baloccano nella soddisfazione di vedere code in entrata e uscita nella città. E se poi nel centro storico sparisce come ben descrive l’articolista anche il “controllo sociale” su traffici illeciti, spaccio di droga ed altro, anche di ciò si tende a mettere la testa sotto la sabbia.

Il nome di tale lento degrado nell’articolo viene chiamato: “brutale divertimentificio,” che assomiglia molto alla piega che ha preso la città nella quale vivo in un perimetro ben definito che facilmente tutti conoscono. Tutti possiamo infatti constatare casi di vandalismo, sporcizia, inquinamento acustico e comunque minor attenzione su tale area che viene vissuta principalmente nelle ore notturne, in assenza di ogni controllo. In totale superficialità sia il sindaco che l’assessore competente negano peraltro ufficialmente tale deterioramento, salvo però investire cifre assai cospicue per l’acquisto di telecamere a inquadrare soprattutto i sassi delle mura risuscitati. In assenza dell’occhio dei cittadini che devono andarsene, si cerca di sopperire con occhi elettronici che non hanno la stessa funzione.

In conclusione ho la sensazione che nella mia città si stia perseguendo la politica dell’ansiosa ricerca di uno sviluppo turistico di massa, agevolando economicamente solo una parte di interessi (gli esercenti) senza una visione più meditata di ampio respiro che bilanci i bisogni dei cittadini con quelli degli operatori economici, quindi più sostenibile per tutti.

Anchisi Fabrizio Arona

 

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