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Cappella degli Oblati: salviamola, appartiene all’umanità!

mercoledì 2 novembre 2022 – Lettera aperta “Amici della Rocca” 
Fra qualche giorno la Chiesa ricorderà Carlo Borromeo, pastore mirabile e grande riformatore, egli nacque ad Arona e in questi luoghi passò pellegrino malato, lasciandoli ormai moribondo. La Chiesa ricorda, ed il popolo come tradizione festeggia sotto la sua statua, costruita fuori da ogni misura, proprio lui che in vita neppure volle essere mai ritratto, fedele al motto “umiltà”.
Il cardinal Federico (quello de “I promessi sposi”), facendosi interprete dei desideri della comunità, volle un Sacro Monte in memoria del Santo. Delle quindici cappelle in progetto oggi ne rimangono solo tre. Quella dedicata all’istituzione dell’Ordine degli Oblati (la undecima del progetto iniziale), la più interessante architettonicamente, è vittima di un grave degrado ed oggetto di continui vandalismi, quindi la più bisognosa di interventi conservativi.
La Veneranda Biblioteca Ambrosiana, a cui Federico affidò la sovraintendenza dei lavori, rimase proprietaria dei terreni e delle opere del percorso devozionale fino alla fine del secolo scorso, quando vendette ai Frati Minori Cappuccini. Costoro all’epoca avevano una comunità particolarmente attiva sul colle, ma dopo pochissimi anni per rientrare da gravi perdite economiche, rivendettero l’intera area ad una società immobiliare privata.
Due domande si pongono: chi è responsabile del degrado e chi deve intervenire per restituire alle future generazioni questo piccolo patrimonio dell’umanità?
Nessuno levi il dito accusatorio, tutti siamo responsabili. Certo lo è l’attuale proprietà, ma fu sempre chiaro che l’importante investimento effettuato non era “mecenatismo” per perseguire gli stessi scopi “spirituali” del Cardinal Federico; responsabili sono i Frati Minori che hanno preferito monetizzare; anche tutte le amministrazioni comunali aronesi che non si sono mai interessate alla valorizzazione dei luoghi; pure la Soprintendenza ai Beni Culturali, prigioniera di troppi meccanismi istituzionali è stata impotente nella salvaguardia. Anche noi, presunti paladini dei valori da restituire alle nuove generazioni, non possiamo assolverci, forse non abbiamo urlato a sufficienza certo non abbiamo insistito su iniziative e proposte di salvaguardia e valorizzazione.
L’area oggetto della compravendita ha una ampiezza nell’ordine della decina di ettari, ma la Cappella ha una propria piccola partita catastale (fg 9 mapp.31), il suo valore economico è molto inferiore a quello storico architettonico, se l’edificio divenisse un bene pubblico sarebbe possibile trovare più facilmente fondi. Quali soggetti possono essere interessati?
Ecco alcune ipotesi: l’Amministrazione comunale, che così potrebbe mostrare l’interesse della città per il bel colle spesso dimenticato, l’Ente Regionale di Gestione dei Sacri Monti, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana che arricchirebbe la sua proposta culturale in sito, la Congregazione degli Oblati dei S.S. Carlo ed Ambrogio (la cappella fu costruita a loro spese nel ‘600), forse più di uno di questi Enti associandosi, facendo rete con Soprintendenza, con facoltà universitarie, con associazioni no profit, o altri soggetti che ne condividono la conservazione e valorizzazione.
Certo è un percorso da costruire, ma se non si incomincia a parlarne il destino della bella cappella, costruita negli anni in cui “l’archistar” Francesco Richini operava nel cantiere aperto da Federico Borromeo, pare inesorabilmente segnato.
“Amici della Rocca ODV“

Approfondimenti
La cappella egli Oblati: L’Ordine degli Oblati fu fondato da San Carlo, per quei sacerdoti che maggiormente si sarebbero messi al servizio del proprio vescovo. La cappella, sebbene sia spesso nascosta dalla vegetazione infestante, si trova a pochi metri da via dei Partigiani, prima di arrivare al piazzale della statua. All’esterno la cappella appare a forma ottagonale, agli angoli lesene di ordine dorico sono sormontate da una gronda in granito. Sopra vi è la cupola pure di forma ottagonale con oculi con cornice di granito. All’interno il muro perimetrale ha invece sedici lati. Nel centro dell’edificio si innalzano otto belle colonne di marmo con capitelli compositi, reggenti archi su cui si eleva la cupola. All’ingresso un piccolo pronao con timpano spezzato retto da due doppie colonne.

Il Sacro Monte di San Carlo voluto da Federico Borromeo per ricordare l’opera di Carlo, fu previsto sul colle appena dietro Arona. Il cantiere, aperto nel 1614, prevedeva la realizzazione di una chiesa santuario, di un seminario, di una grande statua che rappresentasse il Santo e di due percorsi votivi sul modello degli altri Sacri Monti. Il primo di questi percorsi era composto da 15 cappelle a ricordare l’attività pubblica e altre 15 da erigere attorno ad un eremo a memoria della sua vita contemplativa. La morte del primo curatore e poi quella di Federico, la peste e le carestie, la guerra rallentarono e fermarono i lavori di edificazione tanto che trent’anni dopo l’arciprete di Arona registra: “quattro cappelle terminate (I, II, XII, XV); otto iniziate (IV, V, VII, VIII, IX, X, XI, XIII); di due sono state posate le fondamenta (VI, XIV); una non è stata neppure iniziata (III). I lavori per le cappelle dell’Eremo non sono neppure incominciati”. Oggi del progetto iniziale rimangono tre cappelle, la chiesa santuario, il seminario e la colossale statua, disegnata dal Cerano, più grande di quella prevista e costruita sulla sommità del colle, dove avrebbe dovuto sorgere un eremo e le quindici cappelle. 

“Luoghi di (san) Carlo” con questo toponimo si identifica tutto il territorio oggetto dello scopo sociale. Così si chiama anche la proposta progettuale, approvata dalla Regione Piemonte nel 2009, che si continua proporre oggi alla cittadinanza ed alla pubblica amministrazione per una lungimirante pianificazione della risorsa ambientale, paesaggistica, culturale, storica, urbanistica 

Amici della Rocca OdV, è una associazione di volontariato fondata nel 1995. Nacque come l’espressione di vari gruppi che includevano a vario titolo nella loro missione interessi per la Rocca e le aree limitrofe. Lo scopo sociale è infatti la valorizzazione ed il godimento pubblico del patrimonio, che dalla Statua attraverso il Sacro Monte, la cava e la Rocca arriva al Centro Storico. Questo impegno è svolto da anni con iniziative culturali e didattiche rivolte alle scuole e con operazioni sinergiche con altre associazioni per obiettivi concreti.