Riavvolgiamo il nastro

martedì 21 febbraio 2017
In queste giornate di distribuzione dei sacchi per l’avvio del nuovo sistema di raccolta differenziata, sarebbe interessante, dopo le estemporanee sedute consiliari extra palazzo e in stabili privati, verificare quanti cittadini sappiano che quello stanzone, posto al piano terra del Palazzo Comunale e strapieno di sacchetti, un tempo costituiva la sala consiliare e quale sia la finalità di questa destinazione.

Le risposte costituirebbero validi indicatori sulla loro conoscenza degli ambiti del Palazzo e sulla distinzione funzionale fra gli organi del Comune.

A prescindere da queste due “pur esemplificative” domande, è stata persa un’occasione di acquisire qualche utile indicazione dei cittadini su specifici temi d’interesse locale a supporto della sua azione politica.

Considerata universalmente (con l’eccezione al momento di Arona) la sala consiliare luogo istituzionalmente sacro cogliamo l’occasione per ricordare, per pura cronaca, che l’ultima seduta del Consiglio comunale nel menzionato locale fu tenuta nel febbraio 2010.

Invero l’Amministrazione, eletta ad aprile di quell’anno, optò di fare le sedute consiliari nell’ex cappella del collegio De Filippi, divenuta – dopo l’incorporazione di questo fabbricato al Municipio – sala polifunzionale e di destinare a sala mostre, di cui il Comune era privo, quello stanzone.

Fu così che nel giro di qualche mese dall’insediamento della nuova Amministrazione è stata smantellata quella sala, già da tempo attrezzata con impianto d’amplificazione e di registrazione per un dignitoso svolgimento delle sedute consiliari, ed è stata allestita a sala mostre, delle quali però da tempo non c’è più memoria.

Viene da pensare che l’Amministrazione, a seguito della delibera GC n° 170 del 20 dicembre 2016 avente per oggetto: Convenzione tra il Comune di Arona, e l’Associazione “Arte ad Arona” per l’utilizzo dello “Spazio Moderno”, abbia definitivamente abbandonato l’utilizzo di quello stanzone come sala mostre, se addirittura la utilizza ora come magazzino-deposito.

Ad attrarre l’attenzione su questa mutata destinazione d’uso, rilevatasi nel tempo scelta non proprio azzeccata, è stata la singolare coincidenza temporale dell’anno 2010 con il calo demografico del Comune, iniziato appunto in quell’anno – come evidenziato recentemente da una fonte di stampa locale – e continuato sino all’anno scorso.

Avendo avuto questo fenomeno demografico una tendenza costante riteniamo che l’Amministrazione avrebbe dovuto già farsene una ragione per capire l’incidenza della sua stessa azione politica (in termini di effettivi positivi e/o negativi) fra i molteplici fattori che hanno concorso e concorrono a determinarlo.

Nella diagnosi letta sulla stampa locale, e attribuita al Sindaco, non si colgono segni di un simile approfondimento; l’aver sintetizzato che l’andamento demografico riflette la trasformazione del tessuto sociale da industriale a turistico – culturale e commerciale appare considerazione assai scontata e molto generica.

Risalendo la chiusura delle industrie a decine d’anni addietro, quella ricaduta negativa si è già esaurita e Arona ormai da tempo si caratterizza come città a vocazione turistica, vanta (o meglio vantava) una rilevante presenza di attività del settore terziario e di servizi pubblici e da qualche anno un’Associazione locale tende a caratterizzarla anche in campo culturale.

Il riferimento “ai giovani che acquistano casa nei paesi vicini e poi ritornano a vivere in città” non appare congruo a giustificare il calo demografico, tutt’al più mette maggiormente in evidenza l’assenza di una terapia d’urto da parte all’Amministrazione comunale, che non ha messo in campo iniziative abitative e finanziarie per disincentivarne il trasferimento della residenza.

E poiché l’Amministrazione, (parrebbe non distingua che “dare ascolto” è cosa profondamente diversa del semplice “ascoltare” – ragione per cui in città come emerge dall’andamento delle sedute consiliari è venuto meno il confronto –), non si è curata di visionare ed interpretare anzitempo i dati di cui dispone, mettiamo in condizione il lettore di trarre sue personali considerazioni attraverso il sotto estrapolato prospetto, tratto da una tabella elaborata dai Servizi Demografici Comunali.

In questo, relativamente alla popolazione residente, sono riportati i saldi naturali (differenza nati/morti), migratori (differenza iscritti e cancellati) e il saldo demografico complessivo.

datidemografici_arona_2010-2016

Il non rilevare che il saldo migratorio nel corso degli anni in esame risenta degli effetti della chiusura dell’ospedale, della soppressione degli uffici finanziari e dello spostamento della guardia di finanza, è grave miopia politico-amministrativa.

Con tutte le approssimazioni del caso, il saldo migratorio potrebbe costituire “indice” del marketing pubblico aronese, ma verrà costantemente azzerato purtroppo dai decessi, di gran lunga maggiori delle nascite, a conferma di una tendenza anche nazionale.

Migliorare le condizioni e lo stile di vita delle persone residenti, in particolare quelle anziane, costituisce dunque la terapia per contrastare il calo demografico.

Benché la città sia stata cardio-protetta, non può ritenersi esaurita l’azione di tutela sanitaria e in precedenti interventi non abbiamo mancato di sottolineare criticità esistenti e azioni che vanno in direzione opposta.

Concludiamo parafrasando un noto pensiero “che vale a un sindaco affannarsi ad attirare migliaia di persone, se poi lascia diminuire (anziché crescere) la popolazione della sua città” con lo specifico intento di stimolare qualche utile riflessione (anche autocritica) sul tema.

M. Cavalli – A. Di Natale – M. Ziggiotto