Retrospettiva su Rocca e dintorni

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mercoledì 20 luglio 2016
Preliminarmente alla riflessione sul tema in oggetto va ricordato che nell’anno 2007, benché la Rocca fosse chiusa al pubblico, il Fondo Ambiente Italiano-FAI (fondazione senza finalità di lucro, costituita il 28 aprile 1975), con nota del 12 gennaio segnalò che nel concorso “luoghi del cuore da non dimenticare” la stessa era stata designata da 12.987 persone come bene naturale da conservare per sempre.
L’inserimento nel Censimento FAI “dei luoghi da non dimenticare” del sito aronese evidenzia quanto benigna sia stata la natura con i nati del luogo per aver concesso a loro uno spettacolo ambientale mozzafiato.
Ne consegue per tutti l’obbligo di conservarlo e di renderlo accessibile a quanti, locali e non, hanno desiderio di apprezzare quell’incanto della natura o sentono il bisogno di riflettere colà di soprannaturale.
Dopo quasi dieci anni di inibito accesso la delibera della GC n° 6 del 17 gennaio 2011 avente per oggetto “Rocca Borromea. Approvazione schema di comodato d’uso pluriennale” costituì il primo passo per la restituzione alla popolazione di questo incantevole e suggestivo luogo, del cui godimento beneficiava dal 1° gennaio 1970.
Parlando della Rocca, per amore di verità e riconoscenza va ricordata la attività del gruppo dei volontari, che con zelo e dedizione ha reso agibile il sito nel settembre del 2011 dopo aver provveduto alla estirpazione di erbe infestanti e alla manutenzione della vegetazione del parco e al riordino dell’assetto viario interno.
Appare utile evidenziare che, a seguito della costituzione dell’Associazione di volontariato “La Rocca nel Cuore”, avvenuta nel febbraio 2015, le prestazioni rese dagli associati sono assoggettabili al rispetto dei requisiti indicati dalla Sezione lombarda della Corte dei Conti nel parere reso nel luglio 2015
vedi http://www.agendadigitale.eu/egov/volontariato-nelle-pa-il-parere-della-corte-dei-conti_1612.htm
Vale la pena ricordare che questa Associazione come quella di “la Ruota di Mercurago”, in precedenza, sono state costituite sotto l’egida dell’Amministrazione comunale.
È cosa nota che il Sindaco, non volendosi arrendere all’idea di non poter essere lui stesso a designare i componenti dei Comitati di Quartiere, nella seduta consiliare del 14 giugno 2012 si è prodotto in un esercizio di contorsionismo ideologico (ovvero come suole dirsi si è arrampicato sugli specchi per giustificare l’equivalenza sociale delle associazioni ai comitati di quartiere).
La delibera n° 56 avente per oggetto “Atto d’indirizzo in merito agli Istituti della Partecipazione dei cittadini alla vita politica della città di Arona” sancisce infatti – la rinuncia all’istituzione dei Comitati di quartiere, dopo che Lui stesso ne aveva voluto l’inserimento nello statuto comunale, e acclara che “il concetto di Comitato di Quartiere dev’essere inteso e declinato come forma di libero associazionismo così come, peraltro, già declinato nell’art. 36 del vigente statuto.
Questa giravolta ha inciso profondamente il rapporto relazionale nell’ambito della sua stessa maggioranza, evidenziando anche cinismo istituzionale.
E successive azioni al limite della legalità (una per tutte il finanziamento dell’offshore) hanno messo in mostra inoltre uno sfrenato egocentrismo.
In attesa di visionare i dati del bilancio assestato, sembrerebbe che il grossolano errore del finanziamento di quella manifestazione, mascherato inizialmente mediante le partite di giro, non sia stato ripetuto se la copertura delle spese della recente manifestazione delle Frecce Tricolori sia avvenuta tramite la sponsorizzazione di privati, ricompensati con un posto nel palchetto delle Autorità allestito per l’occasione in Rocca.
La marea umana, che ha assistito alle spettacolari evoluzioni aeree, ha gratificato sicuramente chi ha avuto l’iniziale idea e agli organizzatori va comunque dato atto che la città è stata tempestivamente ripulita. Sarà però il tempo a stabilire se sia stato centrato l’obiettivo promozionale del ritorno economico della manifestazione sulla città.
Alla luce del sopra citato parere della Sezione lombarda della Corte di Conti, la prestazione resa dai volontari dell’Associazione “La Rocca nel cuore” potrebbe configurarsi come instaurazione surrettizia di una forma di lavoro non previsto dalla legge, quanto meno per i lavori di posa dell’impianto d’illuminazione della Rocca.
Nel sito comunale non è stata trovata infatti la delibera di approvazione della convenzione che la Corte dei Conti pone come requisito essenziale per lo svolgimento dell’attività dell’Associazione citata in favore del Comune.
È stato possibile invece prendere visione della pubblicata delibera con la quale l’Amministrazione comunale ha proposto l’istituzione di un distaccamento in Rocca dello Stato Civile per la celebrazione di matrimoni (servizio proprio dello Stato Italiano che il Comune svolge come funzione delegata dello stesso).
Dalla riportata motivazione “al fine di aderire alle richieste locali” sembra quasi che l’Amministrazione sia incline a raccogliere “tutte” (?) le richieste che le pervengono, ma così non è.
E ne sono consapevoli quanti abitano in vicolo San Felino che da anni si lamentano per le condizioni disastrate della strada di accesso (ormai vicenda da Striscia la notizia).
È pertanto immaginabile che volutamente non sia stata espressa la vera ragione perché diversamente risulterebbe poco comprensibile la localizzazione in Rocca di un servizio istituzionale dello Stato centrale, nel quale il Sindaco opera come Ufficiale di Governo e non come Capo dell’Amministrazione locale.
I Borromeo, stante le migliorie conservative apportate dal Comune al loro patrimonio e ulteriormente valorizzato dal posato impianto d’illuminazione, non avrebbero motivo per eccepire su questa discrezionalità esercitata dall’Amministrazione rispetto a quanto indicato al punto b) delle premesse del comodato, a meno che intendano sottrarre il luogo, in cui è nato il Santo di famiglia, alle contrapposizioni ideologiche esistenti nella società italiana a seguito della introduzione delle unioni civili nell’ordinamento legislativo italiano.
Sarebbe stato bel gesto se fosse stata l’Amministrazione stessa a preservarlo! Evidentemente la necessaria sensibilità mal si concilia con l’egocentrismo.
E questa stessa mancanza porterebbe ora a far pensare che l’assenza del gonfalone alla processione del Corpus Domini, dopo quella criticata alla processione dei Santi Martiri Aronesi, sia dovuta a inequivocabile scelta e non a ragioni finanziarie o organizzative, come in precedenza lasciato intendere dall’Amministrazione.

M. Cavalli – A. Di Natale – M. Ziggiotto