Stipulato un Patto di Fratellanza con il popolo Saharawi

Formalizzato un gemellaggio tra il Comune di Meina e il campo profughi della Wilaya (provincia) di Auserd, Daira di Mijic nella Repubblica Araba Saharawi Democratica. Il progetto è coordinato dagli Amici del Lago, da diversi anni impegnati in iniziative solidarietà e ospitalità nei mesi estivi dei bambini del Saharawi, con il sostegno e la collaborazione di altre associazioni, enti e privati.

Arona-Meina, 24 Aprile 2015 – Nei giorni scorsi una delegazione di volontari italiani si è recata nel Sahara Occidentale e più precisamente in Algeria, nei campi dei rifugiati della Repubblica Araba Saharawi Democratica per portare aiuti, medicinali e materiale didattico per le scuole.

Anche gli Amici del Lago, impegnati da diversi anni in iniziative di solidarietà in questa parte di Africa, erano presenti con il vicepresidente Massimiliano Caligara e questo viaggio ha costituito l’occasione per stipulare formalmente un Patto di Fratellanza tra il Comune di Meina e la Daira di di Mijic.

La lettera d’impegno firmata dal sindaco di Meina Fabrizio Barbieri, a seguito di una delibera del Consiglio Comunale è stata sottoscritta anche dal sindaco di Mijic e prevede lo sviluppo di alcune iniziative.
In particolare si prevede l’ospitalità durante l’estate di un gruppo di bambini Saharawi come momento non solo di solidarietà umana ma anche culturale e di socializzazione e la partecipazione, insieme ad altri enti e organizzazioni di volontariato, a progetti finalizzati ad alleviare le difficili condizioni di vita dei Saharawi.
Ci si propone inoltre di portare avanti una serie di interventi, in sintonia con gli altri Enti locali proposti dall’ Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Saharawi, che possano investire le autorità internazionali preposte alla soluzione della questione.

Questo viaggio è stata anche l’occasione per attivare un progetto finanziato dall’Auser di Borgomanero e dagli Amici del Lago per la costruzione e l’acquisto di 160 banchi scuola in legno e 11 cattedre destinati alle scuole del campo profughi, che verranno realizzati per l’inizio del prossimo anno scolastico.

E’ la terza volta in 8 anni che torno da volontario nel Sahara occidentale e ogni volta è sempre un’emozione fortissima vedere questa popolazione, orgogliosa delle proprie origini e tradizioni che lotta pacificamente con ostinazione per offrire ai propri figli un futuro di libertà e autodeterminazione affrontando quotidianamente le difficili condizioni economiche, ambientali e climatiche nelle quali sono costretti a vivere” ha dichiarato Massimiliano Caligara vicepresidente degli Amici del Lago ”Con le nostre limitate risorse e con la collaborazione e l’impegno di molti Enti e associazioni locali di volontariato riusciamo ogni anno a offrire una breve vacanza a molti bambini Saharawi, i nostri Piccoli Ambasciatori di Pace. Inoltre l’impegno sul piano politico risulta essenziale per sensibilizzare questa grave situazione tutti i livelli politico-amministrativi nazionali ed internazionali”.

Camilla Ferraro, capo gruppo di maggioranza del Comune di Meina ha dichiarato: “Dall’estate scorsa sono impegnata nel progetto di volontariato per offrire ospitalità ai bambini del Saharawi e sono molto orgogliosa che il nostro Comune e il Sindaco Fabrizio Barbieri abbiano sottoscritto questo patto di Fratellanza con il popolo Saharawi. A volte non ci rendiamo conto che quello che per noi è un piccolo impegno, per molte popolazioni del sud del mondo può invece rappresentare un grande aiuto che consente di migliorare, anche se solo parzialmente, le loro condizioni di vita”.

Il Sahara Occidentale tra occupazione e autodeterminazione
Il popolo Saharawi, dal 1975, vive una difficile situazione in seguito all’occupazione militare da parte del Marocco. Dopo una lunga e impari guerra – di cui i Saharawi stanno rispettando il cessate il fuoco – si è rifugiato per la maggior parte nel deserto algerino, dove partendo dalle tendopoli di quarant’anni fa ha costruito villaggi, scuole, ospedali, per sopravvivere in attesa di un referendum per l’autodeterminazione, come stabilito dalle Nazioni Unite nel 1991, ma mai realizzato. Ma se la situazione è difficile per i rifugiati che abitano nei campi in Algeria, ancora più gravi sono le continue violenze e soprusi che devono sopportare i Saharawi che hanno scelto o non hanno potuto lasciare la propria terra e sono rimasti nei territori occupati dal Marocco, una vera e propria prigione a cielo aperto.


foto ricevute con il comunicato stampa

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