A senso unico

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giovedì 20 ottobre 2016
Quest’Amministrazione, va proprio detto, viaggia a senso unico. E, nel silenzio generale, obbliga tutti ad accettare le sue scelte anche quando sono – ad evidenza pubblica – illogiche ed irrazionali.
Volendoci sottrarre – almeno sotto il profilo intellettivo – a questa imposizione, è opportuno esprimerci subito sulla spesa relativa all’inversione del senso unico in via San Carlo, inserita al punto 130 dell’allegato B della delibera n° 46 del 3 ottobre 2016 (vedi delibera», vedi allegato») di approvazione della variazione di bilancio; invero la notizia era già da tempo in circolazione e sul tracciato stradale erano stati altresì poste dei segni convenzionali.
Se ci esprimessimo “a inversione attuata”, rischieremmo di doverne portare il peso della responsabilità dal momento che sotto il titolo “i Platani di viale Berrini” (e cogliamo l’occasione per dire che trattasi di Tigli, scusandoci ora per allora per lo svarione in botanica) avevamo scritto che a fronte di quattro possibilità d’accesso in Arona da nord, vi era una sola via d’uscita verso nord (viale Berrini per l’appunto).
Da quello scritto emerge chiaramente che la critica era comunque rivolta all’attuazione del senso unico di via Poli e corso Marconi con direzione sud.
E poiché l’esercizio dell’umiltà nel rivedere quella scelta, non bene accolta dalla maggior parte della popolazione, non rientra fra le virtù dell’Amministrazione attuale, dalla stessa viene ora intentata l’inversione di direzione del senso unico di via San Carlo per riequilibrare (solo) numericamente ingressi e uscite da e per il nord della città.
Grave è che quanti compongono e conducono quest’amministrazione non si riescano o, peggio ancora, non vogliono vedere che il vero nodo della viabilità in questione sta nell’aver incanalato il traffico automobilistico proveniente da sud e diretto al nord solamente attraverso corso Liberazione.
L’inversione del senso unico in via San Carlo appare pertanto come un pannicello caldo, il cui effetto pratico sarà quello di elevare – in quella strada – l’odierno disagio dei pedoni e degli abitanti e senza eccepire altro.
E’ dunque il caso di porre pubblicamente la domanda:
una simile scelta risponde effettivamente agli interessi reali e concreti della collettività?

M. Cavalli – A. Di Natale – M. Ziggiotto

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