Alla (Ri)Scoperta di Arona – Pietre per costruire Arona

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sabato 21 maggio 2016 – ore 15.00, partenza da via Battisti
Si è concluso il ciclo di visite “Alla (Ri)Scoperta di Arona” organizzato dal Gasma. Carlo Manni percorrendo il centro storico ha permesso di apprezzare e conoscere le pietre utilizzate per costruire Arona con la ricerca dei graniti, dei marmi, dei serizzi, dei calcari e così via, impiegati negli edifici del centro storico aronese dall’XI al XX secolo, percorso che ha narrato contestualmente le tappe storiche dell’utilizzo lapideo e le provenienze dei materiali. Nella prima tappa dell’incontro è stato possibile ammirare il basamento del campanile di Arona e conoscere la sua natura marmorea, che non è visibile all’esterno in quanto risulta intonacata.

Comunicato stampa Gasma Arona di lunedì 23 maggio 2016
Con la quarta uscita di sabato 21 maggio si è concluso il secondo ciclo di visite del Gasma Alla (ri)scoperta di Arona. La tematica del giorno erano le pietre usate nei secoli per costruire Arona, sulla base delle competenze non solo storiche ma anche mineralogiche del Gasma. Ha guidato l’itinerario il presidente dell’associazione Carlo Manni con un percorso nel centro storico concentrato, ma per la verità un po’ tortuoso di vicolo in vicolo, per poter individuare in ordine cronologico le pietre dall’età altomedievale in su. Accompagnava il socio e geologo Attilio Montrasio per le necessarie spiegazioni petrografiche.
Il primo e meno noto luogo del percorso è stato un ripostiglio alla base del campanile romanico di S. Maria nel giardino parrocchiale. Lì si possono ancora vedere l’unica facciata della torre con muratura di fine XI secolo non mascherata da intonaco e un tratto di parete della S. Maria Vecchia d’inizio XII.
E’ ovvio che le murature romaniche innalzate con ciottoli e blocchi di ridotta pezzatura sono molto differenti da quelle posteriori di natura diversa e provenienti da cave ossolane o lacustri (graniti bianchi e rosa, dolomie della Rocca, serizzi, ecc.). Queste ultime a partire almeno dal ‘500 hanno permesso l’edificazione di grosse fabbriche, come le chiese di S Graziano, S. Maria, i colonnati della Canonica e dell’Abbazia, i robusti muri dei mulini.
Sono invece sparsi qua e là, quasi a suggerire una tortuosa caccia al tesoro, molti frammenti architettonici, anche di X – XI secolo, reimpiegati dopo l’asportazione da edifici in rovina (Abbazia). E qui si contano la dolomia di Arona / Angera, indistinguibili fra loro; il raro marmo rosa di Candoglia, le beole, la pietra serpentina di Oira, ecc.
Durante il percorso Manni ha potuto indicare le linee di sviluppo urbano della città, arroccata sulla dorsale morenica delle chiese fino al medioevo e poi scesa a lago già nel Quattrocento, e mostrare immagini dei mezzi di trasporto della pietra: dai carretti, ai barconi e addirittura nell’Ottocento alle navi, per colonne e nostrani obelischi condotti via mare a Roma con il periplo della penisola!
Interessante anche lo sguardo su un cortiletto quattrocentesco del lungolago in fondo a via Bottelli, dove si sono conservati un portico ed un loggiato con sei eleganti colonne e capitelli, prova dell’epoca di discesa a lago dell’abitato e della condizione benestante della cittadina in quei momenti.
In chiusura si è segnalato il più moderno uso della pietra con alta funzione decorativa, cioè il marmo di diverse specie e provenienze per gli edifici religiosi: Rosso di Verona, Nero di Varenna, Macchia Vecchia di Arzo e la locale varietà pregiata, marmo di Candoglia, esclusivo del Duomo di Milano, ma in via eccezionale concesso anche agli scultori. Infatti è di marmo rosa la bella Madonna scolpita da Cristoforo de Luonibus nel 1450 conservata nel Palazzo Comunale, per la quale tutti i presenti hanno auspicato una doverosa valorizzazione.
Ai visitatori è stato dato appuntamento ad un altro ciclo di visite da programmare per le prossime stagioni, visto l’interesse suscitato dall’iniziativa, che lascia il Gasma soddisfatto e consapevole di aver ancora un abbondante numero di luoghi e temi da trattare.