La posizione di Legambiente in merito alla centralina idroelettrica sul torrente Vevera

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venerdì 23 giugno 2017 – Comunicato stampa
L’ecosistema e l’equilibrio ambientale del Vevera valgono molto di più di una manciata di Kw e dei profitti di qualche privato. L’associazione ambientalista, interpellata dai cittadini e dalle forze politiche del territorio, per esprimere una valutazione e un giudizio in merito all’impianto mini idroelettrico in fase di costruzione sul torrente Vevera, al confine dei Comuni di Arona e di Oleggio Castello, precisa il suo punto di vista.
Legambiente è favorevole e promuove la produzione di energia da fonti rinnovabili, tuttavia ritiene che sia indispensabile definire criteri trasparenti per gli studi e le valutazioni ambientali specifiche per i diversi impianti. In particolare, per il mini idroelettrico è necessario stabilire regole precise per fare chiarezza sui temi più delicati dell’inserimento degli impianti, rispetto all’impatto che questi possono avere nei confronti delle risorse naturali e del paesaggio.

La salvaguardia dell’ecosistema
Nel caso specifico del torrente Vevera, Legambiente sottolinea che deve essere garantita la tutela ambientale e soprattutto deve essere assicurato l’equilibrio dell’ecosistema; cioè quell’insieme delle relazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente in cui vivono.
Devono essere effettuate delle valutazioni ambientali molto precise, per l’impatto che l’impianto avrà, sia nella componente chimico-fisica di acqua, aria e suolo (abiotica), che per la parte vivente dei vegetali e animali (biotica). In particolare è necessario considerare la presenza nel torrente di salmonidi pregiati (trota Fario e Salmerini) e non è difficile immaginare che i lavori programmati e autorizzati andranno a modificare e a incidere pesantemente sulla loro sopravvivenza e riproduzione.

Il deflusso minimo vitale delle acque
Dalle documentazioni disponibili di questo progetto, non risultano garanzie in merito al deflusso minimo vitale, (DMV) che come stabilisce la legge n° 183/89 è “la quota minima di acqua necessaria al mantenimento dei valori ambientali del corpo idrico ad un livello accettabile”.
Quindi deve essere definita in modo preciso la minima portata di acqua che deve essere rilasciata a valle dello sbarramento e dell’opera di presa, per garantire un deflusso a valle sufficiente per altri utilizzi (ambientale, approvvigionamento idrico, pesca). Questo parametro non può essere considerato solamente un concetto strettamente fisico o matematico, poiché influenza in maniera determinante l’ecosistema del torrente.

Federico Vozza, vicepresidente regionale di Legambiente Piemonte ha dichiarato: “La produzione di energia da fonti rinnovabili, qual è quella idraulica, è sempre un fatto positivo, ma occorre valutare molto attentamente come questi interventi vengono realizzati. La valorizzazione delle risorse idriche da un punto di vista energetico è un tema molto delicato per l’impatto che può avere sui bacini idrici. In Italia le regole per la valutazione dei progetti sono quasi ovunque inefficaci, sia rispetto alla tutela della risorsa idrica che della biodiversità dei singoli impianti e dentro i bacini idrografici. E in conseguenza sono aperte diverse procedure europee di infrazione. Per questo occorrono regole capaci di tutelare i bacini idrografici (escludendo le aree ancora con caratteri naturalistici) e la risorsa idrica. Il deflusso minimo vitale va anche rivisto per utilizzare criteri più efficaci in un quadro di cambiamenti climatici”.

Massimiliano Caligara, Presidente del circolo di Legambiente “Gli Amici del Lago” ha così commentato: “L’area naturale della Valle Vevera costituisce un patrimonio ambientale della comunità che deve essere tutelato e valorizzato in una logica di parco fluviale. Se da una parte l’amministrazione comunale di Arona è impegnata in un lodevole lavoro di bonifica delle acque e di riqualificazione delle sponde del torrente, nello stesso tempo, a monte del torrente, in palese contraddizione, autorizza insieme all’amministrazione di Oleggio Castello, un importante intervento che avrà un notevole impatto sull’intero ecosistema fluviale. Questo significa una gestione dell’ambiente parziale e a compartimenti stagni, senza una visione strategica che dovrebbe considerare proprio l’ambiente e la natura un driver per lo sviluppo del territorio e dell’offerta turistica”.

Dati di approfondimento sulla produzione di energia da fonti idriche
In Italia il contributo delle fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici è passato in dieci anni dal 15% al 34,3% e in quelli complessivi dal 7% al 17%.
Nel nostro paese sono 1.489 i Comuni con installati impianti mini idroelettrici con produzione inferiore ai 3 MW. La potenza totale installata per questa dimensione nei comuni italiani è di 1.568 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 6,2 TWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di 2,3 milioni di famiglie.
Gli “storici”, grandi impianti, hanno garantito nel 2016 oltre il 15,3% della produzione elettrica complessiva, tra dighe, impianti a serbatoio e ad acqua fluente, con una potenza complessiva installata pari a circa 23 GW, distribuita in 429 Comuni.
(Fonte: Report di Legambiente Comuni Rinnovabili 2017)

 

L'ecosistema del torrente Vevera vale molto di più di una manciata di Kw

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