Storia dell’organo della Collegiata di Santa Maria

organo Collegiata di Santa MariaLa prima persona che parlò dell’«organo nella Chiesa Nuova» fu Carlo Borromeo nelle «Ordinazioni» seguite alla sua prima Visita Pastorale del 6 ottobre 1567 allorchè, ponendo ordine allo stragrande numero di altari, scrisse questa disposizione «Anche l’altare di S. Giacomo, costruito vicino al pilastro sotto l’organo, sia demolito e trasferito coi suoi onori e oneri all’altare della Beata Maria delle Lodi». L’organo non doveva essere in buone condizioni perchè il Visitatore mons. Tarugi nel 1579 lasciava scritto: «I fabbricieri facino quanto prima acomodar l’organo che si possa sonar.. . si proveda d’un sacerdote organista al quale oltre le docento lire che li si daranno per la celebrazione della Messa quodidiana, li si dia ancora lire cinquanta di più per sonar I’organo tutte le feste alla Messa e al vespero». (1)
Gli ordini vengono impartiti ma forse non osservati, in quanto S. Carlo nella sua visita personale del 25 giugno 1581 lascia scritto: «sia costruito e collocato I’organo affinchè si possa suonare in tutti i giorni di festa. La venerabile Comunità di Arona che nella presente visita si è impegnata a pagare 100 libbre imperiali ogni anno ad un sacerdote che suoni I’organo oltre alla mercede delle messe, compili I’istrumento di obbligazione perchè si trovi il sacerdote idoneo che possa dedicarsi a questa opera».
Finalmente giunge il 1603 quando il Cardinale Federico nella sua munificenza dispose: «affinchè più magnifica comparisse la fabbrica di tutta la Chiesa, la nobilitò di un organo perfettissimo di dodici registri, col quale intese d’allettare maggiormente il popolo a frequentar quel tempio e a trovarsi quivi presente agli uffici divini.. . » (2)
Ebbero così fine i difficili inizi dell’organo nella Chiesa di S. Maria e si entrò nel lungo periodo della normale manutenzione, talora con sostituzione parziale dell’istrumento e così fino ai nostri giorni. Inutile datare i successivi interventi… curativi ma doveroso è ricordare l’ultimo rinnovo del 1986.
Non esiste oggi, è stato dichiarato in sede competente di collaudo, una produzione «contemporanea» di musica organistica che possa costituire un riferimento per un tipo d’organo «moderno», perchè il repertorio organistico comprende musiche composte in tempi e luoghi molto lontani fra loro. Frascobaldi, Bach, Couperin, Frank componevano pensando a sonorità del tutto diverse che non possono coesistere in un unico strumento. I tentativi di costruire organi eclettici, adatti a «tutta» la letteratura, hanno dato risultati deludenti. Quindi progettando un organo oggi bisogna scegliere un preciso orientamento stilistico per ricreare un ambiente sonoro adatto all’interpretazione di musiche di una determinata scuola. Programmando l’organo di Arona nel 1986 ci si è riferiti ai modelli storici del barocco tedesco perchè un organo di questo tipo si inserisce bene nell’ambiente acustico e architettonico della Collegiata e soprattutto perchè è lo strumento ideale per la letteratura bachiana e prebachiana che costituisce una parte fondamentale del repertorio organistico.
L’organo attuale conta 39 registri, distribuiti su tre tastiere a pedale, per un totale di 2528 canne.
Le trasmissioni sono interamente meccaniche, di tipo sospeso, i somieri sono di tipo «a vento» costruiti interamente in mogano; le pressioni di alimentazione vanno da 60 a 65 mm. nei diversi corpi d’organo.
L’organo, inaugurato il 12 aprile 1986, è della Bottega organara di Bardelli – Dell’Orto – Lanzini
(1) Arch. Com. Arona – Codice Medoni pag. 7.
(2) Rivola – «Vita di Federico Borromeo» Milano 1656 pag. 281.
Testo tratto da: La Colleggiata della Natività di Maria Vergine in Arona – / per il V centenario della consacrazione / di Carlo Torelli