
Il
lungo ed elegante vicolo che internamente costeggia la metà superiore
del lungolago aronese, collegando largo Garibaldi con Piazza del
Popolo, è il "salotto commerciale" di Arona, luogo in cui la città
accoglie un gran numero di visitatori con una variegata offerta.
Accanto a quelle di raffinatissimi negozi di confezioni, sfilano le
vetrine di bottegai, fioristi, librai, cartolai, pasticcieri,
gioiellieri, ecc, in un percorso quantomai moderno.
Tuttavia le origini di questo vicolo sono assai antiche come dimostrano
alcune residue abitazioni del Quattrocento e del Cinquecento.
Diviso in più tratti esso portava i nomi di "contrada della Rogoretta e
di San Cristoforo" nel secolo XVI, poi contrada di "San Carlo e di
Sant'Anna" ancora a metà dell'Ottocento.
Molte tracce materiali di questa secolare storia sono tuttora visibili,
altre solo da ricordare: le mura a lago della città innanzitutto
chiudevano da vicino tutto il quartiere tra corso e lungolago ed
essendo piuttosto alte lo rendevano umido ed insalubre. Così nel 1837
furono abbattute, lasciando spazio ad una passeggiata un po' più larga
ottenuta con il terrazzamento di un tratto di sponda.
Ma prima di entrare nel corso vero e proprio all'imbocco di piazza
Garibaldi, alle spalle del distrutto baluardo seicentesco di Porta
Cantone si osserva, sull'angolo a lago dell'Hotel Giardino un
bassorilievo in calcare, di provenienza limitrofa, che riproduce una
torre borromea della città.
Poco addentro il corso sorge la chiesa di Sant'Anna e di San Gioacchino.
Sulla destra precede la chiesa un tozzo edificio a due piani che era
una caserma della guarnigione settecentesca del quartiere Pertossi. Il
corso si snoda da qui in avanti accompagnato da stretti vicoli a lago
ed a monte. Di questi ultimi, quelli che conducono a piazza San
Graziano sono stati ben rimodernati di recente, aumentando così lo
sviluppo lineare delle vetrine.
Sull'asse principale di tanto in tanto si possono cogliere pregevoli
scorci: balconcini panciuti in ferro battuto, cantonali e pilastrini in
pietra a vista, uno splendido portale ogivale tardogotico con conci in
pietra delle cave locali di tre diverse colorazioni: gialla, bianca e
rosato, sapientemente alternati a costituire una cornice pregevole per
l'ingresso in un cortiletto con ringhiere in legno rifatte su
precedente modello più antico, attraverso un transito con alto soffitto
a cassettoni.
A sinistra vicolo Cesare Battisti conduce alle chiese di Santa Maria e dei Martiri, lungo piazza San Graziano e al seicentesco monastero della Purificazione che ospita oggi la biblioteca comunale.
Alcune decine di metri più in là, sul corso, troviamo un altro cortile doppio di proprietà privata che si apre ai
visitatori curiosi senza difficoltà: è quello della vecchia casa
Pirola. Il proprietario appassionato antiquario e mobiliere vi raccolse
un piccolo "lapidario profano", forse ad imitazione di quello sacro
della Canonica di Santa Maria, sorto a fine Ottocento. Nei muri del
primo cortile egli incastonò colonne, bassorilievi, fregi
architettonici antichi in pietra e in cotto e perfino vasetti ceramici.
Al fondo poi del secondo cortile più vasto, serrato da una bella
cancellata, fa mostra una facciata a diversi piani con ricostruzione
armonica di bifore slanciate e fregi, col bel porticato e due alte
colonne in pietra d'Arona sormontate da statue.
Più avanti l'angolo di corso Cavour con via Bottelli è custodito dalla
figura di San Carlo benedicente. La statua del "Sancarlin" (versione
uguale e contraria del colosso del Sacro Monte) è la perfetta copia
moderna del "Sancarlin" seicentesco trasferito da qui alla sala
consiliare aronese, per tutelarlo dalle intemperie. L'originale è stato
modellato da Giovan Battista Crespi, detto il Cerano (1575-1632) ed era
stata eretta come ex-voto degli aronesi dopo la peste del 1630. La
copia è stata restaurata a cura dell'Associazione "Amici del Centro
Storico" nel luglio 2005.
Il tratto finale del corso vede sull'angolo destro affacciato a Piazza del Popolo
un pregevole palazzo con portico e colonnato, già Ospitante almeno dal
Settecento il Monte di Pietà voluto da San Carlo. A piano terra è
visibile un bel locale in cui è collocato un negozio di confezioni con
volte a vela finemente affrescate tra il Quattrocento e il Cinquecento.
È stato infine scoperto di recente, sul lato sinistro della salita di
via Pertossi, uno splendido pilastrino in marmo rosa di Candoglia con
tre colonne e capitelli in bassorilievo di reimpiego che risale al X-XI
secolo.