Chiesa di Sant’Anna e Gioacchino

Chiesa di sant'Anna e Gioacchino - facciataLa costruzione della Chiesa, voluta dall’arciprete Isidoro Medone (1721-1745) proprio al centro dell’abitato di allora tra due torri medioevali (quella di Sant’Anna e quella detta del Portello) e come segno della vicinanza di Sant’Anna ai lavoratori, soprattutto ai pescatori, dopo l’approvazione del progetto da parte della Curia di Milano (da cui allora religiosamente Arona dipendeva) iniziò nel 1721.
Nel 1749 la costruzione era ormai completa e la visita pastorale del cardinal Pozzobonelli ne constatava l’aspetto decoroso: i muri e le volte erano imbiancati a calce e il pavimento era in calce e sabbia.
Nel 1767 furono rifinite le volte e completati gli stucchi dei cornicioni e dei capitelli: ma ancora non c’era traccia di decorazioni e di pitture. A metà dell’Ottocento (1841) fu portata a termine la facciata, fino ad allora rimasta in rustico. Contemporaneamente si procedette a decorare le volte delle prime due cappelle d’entrata: quella a destra (attualmente dedicata a Santa Rita, la cui statua è posta in una cornice floreale) era originariamente in onore della Madonna: ne resta come testimonianza la doppia M incrociata, simbolo mariano, riportata alla luce dagli ultimi restauri. La cappella a sinistra fu dedicata alla passione di Cristo e ne fanno fede, oltre alla statua del Cristo morto, anche i simboli affrescati della passione. Nello stesso periodo venne posta sull’altare maggiore la tela del pittore aronese Giuseppe De Albertis (Arona 1763 – Gallarate 1845), raffigurante i Santi Gioacchino ed Anna con Maria fanciulla nell’atto di leggere.
Il 4 ottobre 1868 la disastrosa esondazione del lago Maggiore raggiunse, anche nella chiesa di Sant’Anna, i due metri d’altezza: una piccola lapide in marmo, posta nel presbiterio, segna ancora oggi l’altezza raggiunta dall’acqua. Toccò ancora agli aronesi provvedere ai disastri causati dall’acqua, ma essi non si lasciarono scoraggiare, anche se l’acqua aveva provocato danni notevoli ai muri.
Nei primi anni del Novecento venne affidata al pittore aronese Giacomo Paracchini, professore nell’accademia di Brera a Milano, l’incombenza di affrescare la volta della navata, quella del presbiterio e le due cappelle laterali vicine all’altare maggiore; terminando i lavori il 10 novembre 1912 (ne è rimasta la firma con la data precisa in un angolo della volta) è suo il ciclo pittorico che, ora restaurato e riportato alla luce, possiamo finalmente ammirare: la figure di Maria e di San Gioacchino sulla volta, la gloria di Sant’Anna nel presbiterio, circondata da angeli in atto di suonare la tromba e da festoni floreali, gli angioletti sulle crociere delle finestre in alto. Un’opera di buon livello artistico, a detta anche dei restauratori e dei critici competenti.
Purtroppo da allora lo stato della chiesa è andato poco alla volta deteriorandosi, complici altre inondazioni del lago (ultima quella dell’ottobre 2000), con la forte umidità da esse prodotta, e le perdite dal tetto.
Un restauro fatto nella seconda meta del Novecento non ha migliorato la situazione, né è stato in grado di ridare vita agli affreschi.
Ma Arona con la chiesa di Sant’Anna ha un debito di amore e devozione: oltre al resto, posta sul corso più frequentato, costituisce per Arona un’immagine significativa.

l’ultimo restauro

Grazie al lascito testamentario a favore della parrocchia delle signore Anita e Sandra Prina con il preciso intento di restaurare questa chiesa, al quale si unirono con offerte tanti aronesi conosciuti ed anonimi si rese possibile l’avvio dei lavori.
Ottenuti i necessari permessi delle Soprintendenze della Regione Piemonte nell’ottobre 2006 ha preso avvio il nuovo restauro con tecniche aggiornate, fatto con perizia dal Laboratorio di Restauro Villa di Bergamo e dai suoi tecnici specializzati.
Un lavoro lungo, faticoso e paziente descrivono Angela Malosso, direttrice del restauro e il geometra William Bosi: si è anzitutto provveduto a risanare i muri, togliendo gli strati di cemento e gli zoccoli in marmo apportatori di umidita, ripulendoli dal salnitro presente in profondità mediante ripetuti impacchi di seppiolite, e rifacendo successivamente gli intonaci con malta di calce e sabbia. Dopo la pulitura dei muri e delle volte, sono stati riportati alla luce gli affreschi sottostanti. Contemporaneamente si è provveduto al rifacimento delle finestre, rendendole apribili per un miglior ricambio dell’aria, al restauro delle cornici e degli stucchi ed a quello delle cappelle, al rinnovo dell’illuminazione.
Il restauro è stato presentato agli aronesi alla presenza di un folto pubblico il 25 luglio 2008 vigilia della festa liturgica. Presente alla cerimonia la direttrice dei lavori Angela Malosso, il geometra William Bosi e i restauratori della ditta “Villa” di Bergamo e la signora Natalina Paracchini figlia del pittore Giacomo che aveva affrescato la chiesa nei primi anni del Novecento. È seguita la benedizione e la celebrazione della Santa Messa dal parroco di Arona Don Aldo Ticozzi.
Ora Sant’Anna, riportata alla sua bellezza originale, si offre come occasione di sosta a chi vi passa davanti per lavoro o durante una giornata di svago e si sofferma nell’accensione di un lumino.
bibliografia: “Illustrata la storia della chiesa e le sue vicissitudini”, Il Sempione 02.08.2008 n. 30 pag. 7

Organo

L’organo è ubicato in cantoria sopra al portale d’ingresso ed è opera di Giacomo Mascioni risalente al 1842 ed inserito in una cassa lignea addossata alla parete. Lo strumento si colloca tra le prime opere di Giacomo Mascioni, capostipite della famiglia organara di Cuvio, che iniziò l’attività nel 1829.
Come si apprende dall’inventario del 1781, all’interno della chiesa esisteva già un organo e nel 1842 veniva rifatta la cantoria ad opera di “Antonio Coiro fabbro ferraio” e “Martellini falegname” che costruì anche la cassa dell’organo. Il costo totale dello strumento fu di 650 lire. Seguirono poi nel tempo restauri e manutenzioni, nel 1856 fu “Pagato al Sig. Tobia Franzetti d’Intra Organaro per avere restaurato l’Organo del detto Oratorio lire 50” e nel dicembre del 1869 fu “Pagato al Sig. Silvera Felice per operazioni, aggiustature, cambiamenti di canne fatte all’Organo lire 90”.
La facciata è composta da 20 canne disposte in unica cuspide. La tastiera con prima ottava corta di 52 note (Do1-Sol5) è a trasmissione meccanica. Pedaliera a leggio con prima ottava corta di 17 note (Do1-Sol#2) e costantemente unita al manuale. Il La2 della pedaliera aziona la Terza mano. I registri sono azionati da manette disposti su due colonne a destra della tastiera.

DISPOSIZIONE FONICA

11 Fagotti bassi
12 Voce umana
13 Fluta spiegata ne’ soprani
14 Trombe soprane
15 Ottavino
16 Timpani di bronzo ne’ soprani
17 Terzamano ne’ soprani
18 Bassi e contrabbassi
1 Principale basso
2 Principale soprano
3 Ottava bassa
4 Ottava soprana
5 Quinta decima
6 Decima nona
7 Vigesima seconda
8 Vigesima sesta
9 Vigesima nona
10 Trigesima terza e sesta

Divisione bassi/soprani Do#3/Re3
Accessori: combinazione libera alla lombarda, tiratutti per il ripieno

posizione: Corso Cavour tra i civici 16 e 18  coordinate: N45.76061 E8.56172 Mappa»
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