Versione originale di: Un brutto biglietto da visita

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domenica 8 ottobre 2017
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino

A: organi di stampa
Vi sottopongo l’originale di una mia lettera consegnata ad un giornale locale, evidenziando in grassetto i termini e le frasi che sono state censurate nella versione pubblicata.
La frase: “la conclusione di Anchisi è ottimistica” risulta essere nell’articolo pura invenzione. Come noterete infatti da me nemmeno immaginata.
Noterete credo come in Italia scatti sovente nei giornalisti un riflesso condizionato nel compiacere il potere. Ritengo infine che in un Paese civile debba esserci netta separazione tra informazione e propaganda.

Desidero segnalare all’attenzione una vasta area cittadina all’inizio di Viale Baracca entrando in città sul lato destro, che da tempo versa in uno stato di estremo degrado. È infatti invasa da cartacce, lattine, bottiglie, rifiuti vari, da vegetazione incolta, luogo ideale per serpi e ratti.
So che l’amministrazione in questi anni si è mossa per richiamare all’ordine e alla pulizia privati inadempienti, non comprendo allora come mai non si sia accorta di questa porzione di territorio. Siamo proprio all’ingresso di Arona e tale vista costituisce il biglietto da visita di una città turistica deturpandone l’immagine. Sorprende quindi che il primo cittadino non sia intervenuto per impegnare la proprietà a porvi rimedio, forse perché ha poche occasioni per transitarvi davanti, pur avendo la sede della sua attività privata in fondo alla via.
Non penso che s’intenda fare sconti a qualcuno, né penso che il sindaco divida i cittadini in serie A e in serie B. Però in tutti questi anni tale distrazione su questa porzione di territorio vi è stata, con una rimozione verso il problema che non riesco a spiegarmi.
Sono certo che dopo tale segnalazione saranno presi senza alcun indugio o timore di sorta gli opportuni provvedimenti. La città ritroverà nel suo ingresso principale il decoro necessario, degno del vanto di città turistica con visitatori in crescendo di cui ci si inebria ormai con tanto irrefrenabile orgoglio.

Fabrizio Anchisi

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